Jessica Orobello
Educatore Cinofilo, Specializzato in Recupero Comportamentale

Oltre la genetica - Esperienza e relazione nella costruzione del comportamento del cucciolo



pubblicato il 24/01/2026




Nell’articolo precedente raccontavo come Shawnee, la mia femmina di cane lupo di Saarloos, adottata dal Rescue all’età di sei mesi, stia acquisendo maggior sicurezza in se stessa attraverso le esperienze in montagna.
Ritengo che questo sia un passaggio fondamentale della sua crescita, in cui sta imparando a orientarsi in uno spazio articolato e complesso e a costruire una mappa interna più stabile, che le permette di muoversi nel mondo con maggior sicurezza.
Prima di accompagnarla verso esperienze così impegnative, è stato necessario, se non addirittura fondamentale, lavorare prima di tutto sulla nostra relazione, offrendole, allo stesso tempo una struttura stabile e prevedibile attraverso una routine quotidiana chiara. Considerate che, arrivando a casa a sei mesi, Shawnee disponeva già di strumenti di comprensione molto più maturi rispetto agli strumenti di comprensione del mondo che può avere un cucciolo di due mesi. Dunque, per il cucciolo che accogliamo nelle nostre case appena separato dalla madre e dai fratelli, diventa fondamentale poter contare fin da subito su una routine chiara e prevedibile, capace di rispettare le sue fasi sensibili di sviluppo e i suoi naturali tempi di adattamento.

Le prime fasi di vita in un contesto naturale
Nel mio lavoro di osservazione sul campo, durante gli anni trascorsi a studiare il comportamento dei cani inselvatichiti, ho avuto modo di osservare da vicino anche le prime fasi di vita del cucciolo. Ciò che emerge con grande chiarezza è che la crescita avviene sempre all’interno di una struttura familiare stabile, nella quale ai cuccioli vengono garantiti protezione, riposo ed esplorazione graduale.
Cominciamo dagli albori: il cucciolo nasce in un buco buio sotto terra, la tana. È lì che trascorre le prime settimane di vita. Le prime esplorazioni avvengono intorno al primo mese e mezzo. Il cucciolo esce dalla tana, si allontana di pochi passi, annusa, osserva, poi rientra. Dopo il riposo esce di nuovo, esplora ancora un po’ e poi rientra.
È così che il cucciolo comincia a costruire la sua prima mappa del mondo, ampliando lentamente il proprio raggio d’azione, come se fosse legato a un elastico che lo riporta sempre indietro, per citare Danilo Mainardi, senza mai perdere il riferimento a una base sicura, rappresentata dalla tana nelle primissime fasi di vita e dai familiari nelle fasi successive della crescita.

Dalla tana alla casa
Questo movimento naturale di esplorazione e rientro è lo stesso meccanismo che il cucciolo porta con sé quando entra nelle nostre case. La tana diventa la casa, o una parte ben definita della casa. Il riposo, le pause e la possibilità di rientrare in uno spazio sicuro continuano a essere bisogni fondamentali. Allo stesso modo, anche l’esplorazione dovrebbe avvenire progressivamente, partendo da ciò che è prevedibile e conosciuto, per poi allargarsi gradualmente.
Nelle prime fasi di vita, il cucciolo ha bisogno di orientarsi prima di tutto nello spazio che lo circonda quotidianamente, quindi il quartiere in cui abita poi i percorsi abituali e gli odori ricorrenti, i rumori di fondo che a poco a poco diventano familiari e così via.
È attraverso questa ripetizione prevedibile che può costruire una mappa interna stabile, fatta di riferimenti chiari e riconoscibili.
Solo quando questa base è sufficientemente solida diventa possibile inserire elementi nuovi, variazioni, piccole imprevedibilità all’interno di un contesto che rimane comunque comprensibile. Uscire prima in orari calmi è sempre consigliato, per poi uscire in orari più affollati. Percorrere strade note, per poi deviare di poco. 

Quando si tende troppo l’elastico
Forzare questo processo, sballottando il cucciolo da un contesto all’altro senza il tempo necessario per ordinare nella piccola mente ciò che vive, significa tirare troppo l’elastico, con il rischio di uno strappo netto alla sua psiche. Frequentemente infatti vengo contattata perché il cucciolo (ma anche il cane adulto) si rifiuta improvvisamente di uscire. Nella prima fase di vita del cucciolo quindi, routine, relazione e prevedibilità diventano strumenti educativi fondamentali, non per limitare il cucciolo, ma per consentirgli di crescere senza sentirsi travolto dalle cose del mondo.

Conclusione
Come ho raccontato anche nell’articolo precedente, è così che il cane vive e cresce in un contesto naturale ed è sostanzialmente così che continua a vivere anche nelle nostre case. Accompagnare un cucciolo alla vita adulta significa rispettare i suoi tempi, garantirgli riposo, offrirgli una base relazionale solida oltre che un luogo in cui sentirsi al sicuro da cui partire e a cui tornare. Su  queste fondamenta si costruisce un cane adulto emotivamente stabile, più consapevole e più capace di stare al mondo con equilibrio.

Jessica Orobello




[© Jessica Orobello – Tutti i diritti riservati. Le fotografie presenti in questo articolo sono di mia proprietà. Le immagini sono state realizzate durante osservazioni dirette e fanno parte del materiale di ricerca personale. È vietata la riproduzione o l’utilizzo senza autorizzazione.]
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